
Sapete dove si trova il centro dell’Italia?
Abbiamo iniziato il 2024 con un mini on the road tra Umbria e Lazio proprio alla ricerca del punto preciso considerato il centro del nostro paese; abbiamo costruito un itinerario impostando le coordinate geografiche del Ponte Cardona di Narni come destinazione principale e poi ci siamo persi nei dintorni, andando a vedere quei posti di cui tutti parlano ma che noi non avevamo mai visto.

Il centro geografico dell’Italia Peninsulare a Narni - (TR) Umbria
Partiamo subito col raccontarvi di questo iconico punto dal grande valore simbolico nascosto tra lecci e querce di un bosco a pochi chilometri da Narni, in provincia di Terni.
Bisogna dire che diverse località tra Umbria e Lazio si contendono il punto centrale della nostra penisola, ma quello di cui vi parliamo è il centro geografico stabilito dall’Istituto Geografico Militare (I.G.M.) di Firenze, quello che in sostanza sembra avere uguale distanza tra i punti cardinali (Nord-Sud ed Ovest-Est) calcolati sull’Italia peninsulare.

Ci si arriva con una semplice passeggiata di circa 1 km lungo un sentiero pianeggiante immerso nella natura sul percorso dell’Acquedotto romano della Formina. Il punto preciso si trova proprio accanto ad uno dei ponti romani meglio conservati risalenti a più di 2000 anni fa, il Ponte Cardona.
Non potete sbagliare, sul luogo vedrete un cippo a spirale sovrastato da un elemento in acciaio che indica il punto esatto dove potrete materialmente toccare il centro d’Italia.


Il resto del nostro itinerario nel Centro Italia ve lo lasciamo un po’ alla rinfusa, scegliete voi come strutturare le tappe in base al tempo che avete a disposizione e alla vostra provenienza.
Orvieto, sopra e sotto - (TR) Umbria
Una cosa è certa: c’è un intero mondo da vedere ad Orvieto e ovviamente in un giorno ne avrete solo un assaggio.
In questo periodo (gennaio 2024) le principali attrazioni aprono alle 10 e chiudono alle 17, quindi le ore a disposizione non sono molte, ma se come noi arriverete la mattina presto, avrete il tempo di passeggiare per il centro senza troppa gente in giro e pianificare le visite ottimizzando il più possibile.
Noi abbiamo scelto di vedere qualcosa sopra e qualcosa sottoterra, perchè l'idea che sotto i nostri piedi si sviluppasse un'intera città, ci stuzzicava non poco.
Nonostante la possibilità di acquistare la Orvieto card o dei pacchetti specifici per le visite di determinate attrazioni, nel nostro caso era più conveniente pagare gli ingressi singolarmente.

Nella piazza del Duomo abbiamo acquistato il biglietto per visitare la Cappella Brizio all’interno della cattedrale. Ecco, non perdetela. Ne uscirete incantati.


Nel frattempo avevamo anche prenotato la visita della Orvieto Underground. Appuntamento con la guida proprio davanti al Duomo, si aspetta che tutto il gruppo sia al completo e si scende nei sotterranei della città, che è effettivamente una seconda Orvieto tutta da scoprire.
La visita dura un’ora, noi l’abbiamo trovata davvero interessante. Perfetta per le giornate di pioggia e freddo, ma non solo. Tenete in considerazione però che ci sono tanti gradini da salire e scendere e che in certi punti si trovano soffitti bassi e passaggi stretti.



Non siamo abituati a dare questo tipo di informazioni perché generalmente per i pasti siamo autonomi e non frequentiamo troppi ristoranti, ma non possiamo non suggerirvi l’osteria “La buca di Bacco” che offre tutto il menù anche nella versione senza glutine e quindi ci ha reso il momento del pranzo estremamente rilassante e piacevole. Di notte sogno ancora quegli umbrichelli alla carbonara…
Ecco, abbiamo anche dovuto smaltirli, però. Abbiamo risolto con la visita al Pozzo di San Patrizio. 62 metri a scendere e 62 a salire, con mille tappe lungo la spirale a sbirciare dalle aperture. Sembra impossibile che salita e discesa non si incrocino mai e che si vedano le persone dal lato opposto sapendo che non si incontreranno mai. Eh si, perchè le due rampe, a scendere e a salire, erano studiate per far si che i muli in discesa non intralciassero il passaggio di quelli in salita, carichi d’acqua.
In questo periodo, ancora nel pieno delle festività natalizie, il pozzo è illuminato da una pioggia di lucine che lo rendono ancora più suggestivo.
Saremmo voluti salire anche sulla Torre del Moro e visitare il Pozzo della Cava, ma gli orari di apertura ridotti non hanno remato a nostro favore.


Civita di Bagnoregio, la città che speriamo non muoia mai - (VT) Lazio
Quando si inzia a sentire parlare troppo di una località, non è mai un buon segno. Quando diventa di moda, ancora meno!
Queste mete di solito le evitiamo perché se i luoghi sono troppo affollati e presi d’assalto dai bus turistici, perdono fascino ai nostri occhi. Ma come sempre, basta un minimo di organizzazione per vederli come piace a noi.
Ad ora tramonto o la mattina presto, non c’è nessuno. Letteralmente (parliamo di gennaio). Dalla tarda mattinata in poi, sono tutti li.

Passato il famoso ponte che porta alla rocca (è a pagamento, 5€ a testa), l’impressione è stata quella di essere tornati nei borghi francesi, quelli che vivono di negozietti e profumi, che sfoggiano il loro abito della festa per incantare i turisti.
Io questo fascino l’ho sentito tutto. Le ceramiche, le insegne, i vicoli, il silenzio, i profumi.
Il borgo è piccolino, non ci vuole molto per visitarlo tutto avanti e indietro più volte. Godetevi ogni scorcio ed immaginate di essere uno dei pochi residenti rimasti sulla rocca (si dice 10, ma forse meno)!



Se avete letto qualcuno dei nostri articoli sulla Francia, magari guardando queste foto avete avuto un déjà vu. Eh si, l'abbiamo avuto anche noi!
In effetti Civita e Pérouges si assomigliano in modo incredibile. Non per altro Perouges era ispirata ai borghi umbri (ok, qui siamo nel Lazio, ma l'atmosfera è la stessa).
Sant’Angelo di Roccalvecce, il paese delle fiabe - (VT) Lazio
I ragazzi stanno entrando nell’adolescenza. Prima che i nostri viaggi diventino tour a caccia di Hard Rock Café e Starbucks, ne approfittiamo per visitare questi borghi che tra poco verranno snobbati a suon di smorfie annoiate e sbuffi scocciati.
Sant’Angelo è il paese delle fiabe. Ma fino al 2016 era un paesino anonimo pronto a finire nel dimenticatoio. Il progetto di riqualificazione l’ha portato ad essere uno dei borghi dipinti più belli d’Italia, una meta per turisti e sognatori che passeggiando tra i murales delle fiabe più belle, tornano bambini.
Un team di street artist tutto al femminile ha colorato e animato i vicoletti del paese con scene dai vari classici della letteratura per ragazzi che a volte coprono intere facciate, altre si nascondono in angoli più discreti. Si salta da una fiaba all’altra, murales dopo murales, senza perdere il filo del discorso.
Dovete cercare bene per vederli tutti. Ora se ne contano 57, ma ne spuntano continuamente di nuovi.

Non è il murales che abbiamo preferito dal punto di vista tecnico/artistico, ma quello di Alice nel Paese delle Meraviglie ha un significato importante per noi. La nostra Alice è nata il 27/11…guardate un po’ che ora indica l’orologio?
Pazzesco…l’orario rivela proprio la data di inaugurazione del progetto, iniziato appunto con il murales di Alice, il 27/11/2017.

Esplorate il paese con attenzione, perchè nascoste qua e là ci sono anche ben 2 spade nella roccia.
In tutto ci abbiamo messo circa due ore per visitare Sant’Angelo con calma. Mettetevi scarpe comode perchè tra salite, discese e scalette, c’è un po’ da camminare.


Greccio, il presepe di San Francesco - (RI) Lazio
Non abbiamo visitato il paese a dire il vero, ci siamo limitati a salire al Santuario di San Francesco abbarbicato sulla rocca.
Dal parcheggio vi aspettano poco meno di un centinaio di gradini. Niente di esagerato ma tenetene conto, sarete abbondantemente ripagati con una vista incredibile e con una pace che abbiamo trovato in pochi altri posti.


Nel convento dei frati è possibile visitare la grotta dove nel 1223 San Francesco diede vita al primo presepe al mondo, il dormitorio, il refettorio e la prima minuscola chiesetta.
A distanza di 800 anni, si respira ancora l’atmosfera della natività, ed era proprio quello che stavamo cercando.


Proprio all’uscita del convento, trovate anche il museo dei presepi, una mostra che ne conta più di 200 e che si rinnova continuamente grazie a rappresentazioni che arrivano da ogni parte del mondo.
Ci sono così tanti dettagli da osservare, così tanti stili diversi che raccontano lo stesso momento, che dovete considerare di dedicargli almeno una buona mezz’oretta per non perdere le parti migliori.


Rientriamo a casa felici di aver esplorato un nuovo pezzettino di Italia; per noi malati di esterofilia, questo è un grande traguardo!

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